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Il deflusso minimo vitale - DMV

La vegetazione riparia garantisce diversità di habitat.
La funzionalità e le dinamiche fluviali sono, inoltre, condizionate in larga misura dalle condizioni del territorio circostante e, quindi anche dalle condizioni dell'intero bacino, in particolare dal suo grado di copertura forestale. Quest'ultima favorisce un regime idraulico con magre e piene meno accentuate e una migliore qualità delle acque.
Il Deflusso minimo Vitale (DMV) può essere definito come il livello di deflusso necessario alla vita negli alvei  e tale da non danneggiare gli equilibri degli ecosistemi interessati. Sempre più frequenti sono i periodi di crisi idriche indotte dall'effetto sinergico di diversi fattori concomitanti:

  • prelievi eccessivi d'acqua per vari scopi da parte dell'uomo, 
  • squilibri nelle superfici drenanti dei bacini a causa conseguente l'eccesso di urbanizzazione,
  • i cambiamenti climatici.

 

Gli ambienti fluviali soggetti ad una riduzione significativa di portata riducono la loro funzionalità ecologica, e quindi le loro capacità di autodepurazione ed autoregolazione. Questa è la "malattia" di cui soffre il Lura. I ricercatori hanno effettuato, nel corso di diversi anni, centinaia di analisi sui campioni prelevati in più punti del fiume, giungendo ad alcune valutazioni scientifiche oggettive, che forniscono quindi agli amministratori e ai cittadini gli strumenti per comprendere lo stato del fiume, oltre le proprie sensazioni.

Un conto è dire che il fiume emana cattivi odori, è colorato e sporco, un conto è conoscere esattamente il perché; tanto più che talvolta è molto più preoccupante ciò che non si vede e non si percepisce ad occhio nudo, come la eventuale presenza di metalli pesanti,  o di ammine aromatiche, piuttosto che il cattivo odore o il colore delle acque.

la Lura in tempo di magra
la Lura in tempo di magra
(foto di Archivio Parco del Lura)