Condividi su
Home » Il racconto di un fiume » Il fiume vive » Fiume o torrente?

Le aree umide

Recueperare habitat

Occorre riprodurre o ricostituire artificialmente le condizioni presenti diffusamente in natura nelle cosiddette aree umide o wetland (paludi, lanche, zone di transizione degli ecosistemi acquatici…), aree nelle quali la degradazione della materia organica, l'assimilazione dei nutrienti e tutti gli altri processi ecosistemici siano portati ad un livello di efficienza notevole. Occorre ricostruire, con modalità e su superfici decise dall'uomo, gli stessi accorgimenti regolativi propri dell'ambiente originario.

Un'altra caratteristica è l'indipendenza energetica delle proprie parti funzionali, che non richiedono alcuna immissione di corrente elettrica o di altro tipo di energia fornito dall'uomo. Ciò la rende una tecnologia a basso costo realizzativo e gestionale.

Il fulcro del funzionamento delle aree umide come depuratori è nell'equilibrio ecosistemico che s'instaura. Ne sono protagoniste le idrofite, più conosciute con il  nome di piante acquatiche o piante palustri (canneti, ecc…): la capacità d'abbattimento dei carichi inquinanti offerta da questo tipo di piante e dei relativi ecosistemi è nota con il nome di fitodepurazione. Allo stesso tempo, queste aree consentono di prevedere, se opportunamente calibrate, lo scolmo delle piene (essendo spazi anche ampi ed in contatto con il corso d'acqua); possono persino favorire l'aumento della portata di base in alveo, sia a causa del rilascio graduale delle acque trattenute durante le piene, sia, soprattutto, per il ripristino dei normali canali di alimentazione del corpo idrico, procedendo in senso inverso rispetto alla tendenza all'impermeabilizzazione dei bacini, con ciò che ne consegue.

Questa strategia ha, quale onere indotto, un elevato impiego di superficie occorrente; si tratta tuttavia delle aree che circondano il fiume, quelle stesse aree che le amministrazioni più accorte oggi destinano alla tutela ambientale, per esempio al Parco del Lura. Un uso accorto di tali superfici consente l'implementazione della strategia delle aree umide anche in un contesto fortemente urbanizzato, coniugando le esigenze ecologiche con gli spazi per la ricreazione e le aree da coltivare.

è possibile identificare i diversi elementi funzionali. 

Le aree umide artificiali 

Le aree umide artificiali sono interventi che, normalmente, offrono diversi effetti benefici e sono realizzati in concomitanza con opere di diversa natura, in particolare le vasche di laminazione. Tra gli obiettivi raggiungibili mediante la loro realizzazione si possono ricordare l'affinamento dei carichi inquinanti, la laminazione delle piene, l'ossigenazione delle acque ad opera delle piante palustri, la diversificazione degli habitat fluviali, ripari e terresti, la ritenzione idraulica che, nelle fasi successive alle piene e durante i periodi di secca, può incrementare il deflusso in alveo.

Le aree umide sono l'insieme degli interventi in cui si vanno a ricreare ambienti umidi artificiali lungo il corpo idrico. Si configurano come bacini scavati dal perimetro irregolare e il più possibile naturaliforme, lanche artificiali, bracci del corso d'acqua fuori asse rispetto al gradiente di massima velocità della corrente in cui possono svilupparsi formazioni vegetali di piante palustri. In tali aree le idrofite sono acclimatate in modo da garantire la massima efficienza depurativa nei confronti dell'acqua fluente dal corpo idrico e il massimo interscambio di materia ed energia con le comunità biologiche.

Questi interventi sono particolarmente efficaci se integrati fra loro; da questi si può ottenere:

-  Aumento delle caratteristiche di pregio del corpo idrico, in termini di biodiversità, differenziazione degli habitat funzionali per i vari cicli vitali di numerose comunità biotiche, valenza didattica e fruitiva;

-  Possibilità d'utilizzo in aree dove altri interventi non sono possibili;

-  Possibilità d'uso integrato anche per le funzioni idrauliche, come le vasche di laminazione,  le aree inondabili, i progetti di recupero in generale.

Qualora le zone umide dovessero svolgere sia le funzioni di miglioramento idrobiologico che quelle di laminazione idraulica, si dovrà innanzitutto stabilire quale sarà l'obiettivo principale: da questa decisione di strategia generale ne conseguiranno le decisioni tattiche (locazione, volumi di invaso, tempi di ritenzione) e le scelte progettuali (caratteristiche morfologiche e idrauliche, vegetazione, composizione del substrato).

Parti umidi di alimentazione 

 Costituiscono l'aspetto più critico dell'insieme degli interventi, poiché sono da un lato lo strumento deputato a garantire il fondamentale ripristino di deflussi minimi accettabili, ma, d'altra parte, richiedono aree molto vaste per ottenere i risultati migliori. Vi è una proporzionalità diretta tra superficie utilizzata ed efficacia, anche sulla base del contributo idrico che ciascuna area può fornire, in base alla sua localizzazione, alla sua natura e alla capacità di apporto idrico che è in grado di offrire.

Un metodo d'utilizzo efficace è nella fase del recepimento delle acque bianche provenienti dalle aree urbanizzate: se esiste la possibilità di separare le acque nere da quelle meteoriche, queste ultime possono essere convogliate verso l'ecosistema intermedio (per l'appunto i prati umidi e gli stagni) da dove possono poi defluire con rilascio graduale verso il corso d'acqua.

Gli stagni dovrebbero essere realizzati in corrispondenza di una superficie minima del bacino drenante di almeno 10 ha in modo da mantenere idonei livelli idrici negli stagni permanenti. Superfici minime meno estese possono essere prese in considerazione nel caso in cui sia accertata la presenza di acqua, ad esempio, per la presenza di falde affioranti. In ogni caso deve essere effettuato un accurato studio idrologico e il bilancio idrico del bacino sotteso. Gli stagni andrebbero localizzati dove la topografia del terreno consente la massima capacità di invaso delle acque di pioggia con la minima necessità di scavo o con il minimo costo di costruzione.

La localizzazione dei prati umidi, poi, deve tenere conto del costo e degli usi del suolo e consentire il miglior inserimento ambientale.   

Gli interventi devono essere localizzati in modo da non causare alcun deterioramento nella qualità e nella funzionalità di altri copri idrici e devono rispettare le norme, i vincoli e le prescrizioni previste dalle norme locali in materia di pianificazione territoriale ed urbanistica.

bacini golenali artificiali lungo il Rodano, nei pressi di Lione
bacini golenali artificiali lungo il Rodano, nei pressi di Lione
L'area golenale di Miribel-Jonage è caratterizzata da cave e vasche di laminazione; sono divenute il più grande parco naturale per la metropoli francese
(foto di Fabio Lopez)
Area umida didattica di Bregnano
Area umida didattica di Bregnano
(foto di PR Lura)