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La fitodepurazione

Un trattamento naturale delle acque

I trattamenti intensivi di fitodepurazione, atti ad affinare i carichi in uscita dagli impianti di depurazione o a trattare completamente gli scarichi non collettati, si ottengono in habitat artificiali costituiti da bacini impermeabilizzati e riempiti con un substrato (medium) idoneo alla crescita delle idrofite, generalmente costituito da sabbia o ghiaia, in cui il liquame da trattare viene applicato in modo da mantenere il flusso idrico all'interno del medium stesso, ossia senza battente idrico libero.

I trattamenti di fitodepurazione si basano su processi biologici in cui le piante acquatiche hanno un ruolo chiave nella depurazione del refluo. La capacità depurante può espletarsi in vari modi:

  • per azione diretta delle piante;
  • per azione dei batteri che si sviluppano sugli apparati radicali;
  • per azione dei batteri anche liberi che trovano un ambiente ad essi idoneo nell'ecosistema formato dalle piante e nel substrato;
  • per sedimentazione, precipitazione e/o adsorbimento;
  • per volatilizzazione.

Le idrofite utilizzate sono la cannuccia o canna di palude (Phragmites sp.), la mazzasorda (Typha sp.) e i giunchi di palude (Scirpus sp., Juncus sp., Schoenoplectus sp.), caratterizzate dalla capacità di accrescere in profondità il proprio apparato radicale/rizomatoso.

Il Consorzio Parco Lura ha avviato un progetto connesso con il depuratore di Bulgarograsso; i risultati sono pubblicati sul sito internet di Fondazione Cariplo che ha sostenuto l'iniziativa: > vai al sito di Fondazione Cariplo.


impianto di fitodepurazione sperimentale
impianto di fitodepurazione sperimentale
(foto di Fabio Lopez)
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