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Il Canale Eugenio Villoresi

L'acqua del Verbano a servizio dell'alta pianura

La pianura lombarda è fra i più fertili terreni d'Europa e deve questa sua fortuna alla disponibilità abbondante di acqua dolce non solo dai fiumi, ma anche dal sottosuolo, dove la falda nelle parti più basse del Padano è a pochi metri di profondità. Lo avevano capito perfettamente i monaci Benedettini, grandi maestri nell'opera di bonifica, quando fecero scavare fosse per veder zampillare in quantità l'acqua di prima falda, convogliarla in una fitta rete di canali a irrigare i campi: si estese così fra Adda e Ticino un insieme di fontanili, tutti scavati su una linea immaginaria che attraversa Milano appena fuori le mura settentrionali. Il territorio a sud di questa linea offrì nei secoli i migliori prodotti: riso e fienagioni a volontà, grazie anche alla tecnica a "marcita" che permise di sfruttare al meglio il patrimonio idrico ottenuto dai fontanili. 

Fu un ingegnere del secondo Ottocento, Eugenio Villoresi, figlio del direttore dei Giardini di villa Reale a Monza, che si immaginò di poter estendere anche a monte di questa linea immaginaria l'irrigazione dei campi. Sicché progettò un lungo canale che collegasse il lago Maggiore all'Adda, utilizzando le sue acque per distribuirle, a pagamento di tariffa, a tutti i campi compresi fra il canale e la linea dei fontanili. Non fu certo impresa facile, fra ottenimento della concessione governativa e finanziamento dell'opera; l'ing.Villoresi non ne vide nemmeno il completamento, avvenuto nel 1890, 11 anni dopo la sua scomparsa.

Con un canale primario di 86 km si riuscirono così ad adacquare 85.000 ettari di campagne, che da asciutte divennero irrigue, con grande profitto per gli agricoltori. 

Oggi l'urbanizzazione ha ridotto drasticamente il terreno coltivabile, purtroppo, ma il canale svolge tuttora questo compito. I tempi moderni alla agricoltura si sono affiancati altri utilizzi, fra cui il rimpinguamento della falda nell'era dell'industria pesante, la realizzazione di piccole centraline idroelettriche, la creazione di nuovi idropaesaggi in funzione ecologica (il parco della Rosa Camuna è uno di questi), lo sport e la ricreazione mediante la costruzione di una pista ciclabile dalla presa di Panperduto sul Ticino fino a Monza. Ultimo compito, in ordine di tempo, fu l'adaquamento dei bacini attorno ad Expo 2015. 

La pista ciclabile fu iniziata nel 1985 dal Parco delle Groane fra Garbagnate e Senago, un primo tratto sperimentale che diede poi l'idea alla Provincia di Milano di investire per realizzarne altri tratti, al definirsi delle risorse disponibili; oggi si resta in sella per tutto il percorso fino a Monza e si intercetta in ortogonale il Parco del Lura a Lainate e Garbagnate. Una linea verde-azzurra preziosa per il tempo libero e lo sport; un presioso corridoio ecologico attraverso la melassa urbana.

Due le sfide per i prossimi anni: riuscire a mantenere l'equilibrio di bilancio del Consorzio gestore, poiché gli unici soggetti pagatori sono i coltivatori, e l'agricoltura sta cedendo i propri spazi alla città; la crisi idrica sempre più frequente, causa i cambiamenti climatici, per cui il regolatore del Verbano è sempre più restio a far calare il livello del lago (per ragioni di economia turistica), mentre sia il Villoresi che il fiume Ticino avrebbero la necessità di un costante minimo deflusso vitale. 

Canale Villoresi
Canale Villoresi
(foto di PR Lura)
Parco della Rosa Camuna
Parco della Rosa Camuna
canale
(foto di Fabio Lopez)
la presa di Panperduto, dove il Villoresi e il canale industriale (che porta al Naviglio Grande) hanno inizio
la presa di Panperduto, dove il Villoresi e il canale industriale (che porta al Naviglio Grande) hanno inizio
si trova a Somma Lombardo, dove il Verbano diventa Ticino
(foto di Fabio Lopez)
il Canale Eugenio Villoresi
il Canale Eugenio Villoresi
(foto di Fabio Lopez)