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Monitoraggio Ambientale

Monitoraggio ecosistemico relativo alla opere per la riduzione del rischio idraulico, la laminazione controllata delle piene e la riqualificazione ambientale del torrente Lura nei Comuni di Bregnano e Lomazzo (CO)

Programma di monitoraggio coordinato dal Consorzio Parco del Lura e da ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l'Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile)

Relazione sui risultati del monitoraggio ante operam e post operam
1. Introduzione al Piano di Monitoraggio
L'insieme delle indagini effettuate nel territorio del Parco del Lura nei due periodi di monitoraggio ambientale dell'ante (2015) e del post operam (2019) ha permesso di caratterizzare dal punto di vista ecosistemico l'area interessata dal Progetto di realizzazione di aree di laminazione e riqualificazione ambientale tra Lomazzo e Bregnano, consentendo di raggiungere i seguenti obiettivi generali:
  • monitorare gli impatti (previsti e imprevisti) generati dal cantiere sul settore del Parco interessato dal progetto e rilevare sul nascere le alterazioni ambientali;
  • ottimizzare in corso d'opera le scelte di realizzazione del progetto per migliorare l'efficacia ecologica degli interventi e minimizzare gli impatti;
  • valutare i miglioramenti ambientali derivanti dalla realizzazione del progetto sia alla scala dell'area di monitoraggio sia a quella di area estesa;
  • predisporre un piano di monitoraggio a medio e a lungo termine, identificando gli indicatori più idonei.
Dall'esame complessivo dei dati raccolti e delle relative elaborazioni, e dal confronto tra i due periodi di monitoraggio, è emerso un quadro generale abbastanza complesso, che se da una parte ha evidenziato un preesistente stato di forte alterazione degli ambienti naturali (in primis il fiume ed il territorio ad esso immediatamente legato), dall'altra ha permesso di rilevare il sostanziale mantenimento nell'area di indagine sia di un valore ecologico residuale sia di un valore potenziale. Il potenziale ecologico residuale è legato alla quota di biodiversità che ancora è possibile rinvenire nelle aree boschive, agricole e fluviali presenti, ancora in grado di ospitare interessanti popolazioni animali e vegetali, per certi aspetti anche di pregio. Il valore potenziale, legato soprattutto alla sopravvivenza di aree non urbanizzate in un contesto fortemente alterato dalle attività umane, è quello che in futuro potrebbe essere concretizzato sia grazie al rafforzamento della vocazione ecologica che si è scelto di dare agli interventi realizzati, sia grazie ad interventi migliorativi nella qualità delle acque del Lura e nella gestione della vegetazione esotica.
Di seguito vengono presentati, ad introduzione di quanto più ampiamente discusso nelle specifiche relazioni, brevi resoconti delle attività di monitoraggio svolte durante il progetto, con un primo confronto dei risultati ante/post operam. La lettura delle relazioni, disponibili per il download sia per la fase ante sia per quella post operam, permette di conoscere nel dettaglio quanto fatto dai naturalisti e dai biologi di ENEA, dai professionisti specialisti di alcuni ambiti e dal personale del Parco del Lura durante le attività di monitoraggio e di farsi così un'idea dei risultati raggiunti e delle prospettive future. In fase di predisposizione del piano di monitoraggio sono state individuate due aree d'indagine (la prima ricadente nella seconda più ampia) in cui effettuare le attività di rilevo e analisi. L'area di cantiere del progetto è ricompresa in un'area centrale (detta area di monitoraggio) che si estende su una superficie di circa 700x1200m. L'area estesa, che comprende anche l'area di monitoraggio, si estende ulteriormente a monte ed a valle per circa 1 km, in un territorio delimitato dagli abitati di Lomazzo, Bregnano, Manera e Rovellasca. L'ordine con cui sono riportati i risultati per le diverse componenti ecosistemiche segue il seguente schema:
  • Area estesa: Vegetazione e Uso del suolo nell'area estesa, Anfibi, Avifauna nidificante, Odonati;
  • Corridoio fluviale del Lura nell'area estesa: Vegetazione del territorio fluviale, Funzionalità fluviale, Idromorfologia del torrente;
  • Acque correnti nell'area di monitoraggio: Qualità fisico-chimica, chimica e microbiologica delle acque, Ecotossicologia, Macrofite, Macroinvertebrati, Fauna ittica e Qualità di habitat e condizioni idromorfologiche locali.
Ante operam (PDF - 1,1Mb)
Post operam (PDF - 5,9Mb)
2. Vegetazione e uso del suolo nell'area estesa
Le indagini sull'uso del suolo nell'area estesa sono state condotte allo scopo di caratterizzare, seppur con minor dettaglio rispetto a quanto effettuato nel corridoio fluviale (vedi sezione dedicata), sia i valori ambientali sia le criticità presenti ad una scala più ampia, e così inquadrare e discutere meglio anche i risultati degli interventi di ripristino ambientale previsti dal progetto. Le indagini hanno comportato l'analisi dei dati di Uso del Suolo relative a diversi periodi, sia quelli disponibili sui siti della Regione Lombardia sia quelli ricostruiti da osservazioni di campo delle formazioni vegetali presenti realizzate nel 2015 e nel 2019.
Dall'analisi comparata dell'uso del suolo nei diversi periodi precedenti al progetto oggetto di questo studio emerge un andamento apparentemente orientato ad un incrementato della naturalità; l'incremento delle formazioni boscate derivante dall'evoluzione negli anni degli arbusteti è tuttavia avvenuto consolidando formazioni arboree di scarsissima naturalità (il robinieto). Sono presenti elevatissimi tassi di infestazione da esotiche che caratterizzano le formazioni arboree presenti; tra queste, in primo luogo, Sycios angulatus, Impatiens balfourii, Parthenocissus quinquefolia, Persicaria virginiana. I boschi a dominanza di robinia sono, comunque, l'unica formazione spontanea di interesse sia perché ospitano ancora alcune delle specie tipiche del bosco planiziale (farnia, pado, nocciolo) sia perché rappresentano la tipologia d'uso del suolo che con interventi mirati di miglioramento può garantire, in tempi relativamente più rapidi, il ripristino di formazioni vegetali di elevata qualità ecologica nell'area di studio.
Gli interventi di progetto di ricostruzione di formazioni vegetali ecologicamente coerenti con le caratteristiche del territorio hanno contribuito in maniera determinante al miglioramento della qualità dell'area tra Lomazzo e Bregnano, che ora costituisce una sorgente per l'incremento della biodiversità del Parco; a valle dei rilievi del post-operam, infatti, sono state cartografate tipologie d'uso del suolo naturali quali: imboschimenti recenti, prati permanenti, cespuglieti, formazioni ripariali, vegetazione dei greti, vegetazione delle aree umide e delle torbiere, alvei fluviali.
Pur con criticità molto elevate il territorio esaminato rappresenta uno degli ultimi lembi di naturalità a scala sovracomunale e come tale deve essere tutelato e migliorato anche e soprattutto nell'ottica di una connessione delle formazioni naturali esistenti con quelle prossime a scala di area vasta.
3. Anfibi
Lo studio della componente anfibia del Parco nell'area estesa si è basato su metodologie diverse e complementari che hanno richiesto l'applicazione di protocolli standard di censimento (Bernini et al., 2012) tarati sulle specifiche caratteristiche ecologiche di ciascuna specie attesa, compatibilmente con il periodo in cui è stata svolta l'indagine (maggio-giugno negli anni 2015 e 2019). Per il censimento sono stati applicati sia metodi diretti sia indiretti, tenuto conto delle caratteristiche ecologiche di ciascuna specie. Al fine di ricavare un quadro erpetofaunistico il più possibile esaustivo, i dati raccolti sono stati integrati con informazioni ricavate da studi pregressi. Nell'ante operam sono stati individuati 11 siti, ai quali nel post operam si sono aggiunti nuovi siti nei bacini realizzati (arrivando a 14 siti), ed in ciascun sito sono stati effettuati da sei a otto sopralluoghi in 3 sessioni di monitoraggio.
Già dai rilievi della fase ante operam, il Parco del Lura è risultato presentare un discreto numero di siti idonei, o potenzialmente idonei, agli anfibi. Delle 19 specie di anfibi presenti in Lombardia, 11 sono segnalate in provincia di Como. Di queste, 6 specie (di cui 2 Urodeli e 4 Anuri) sono state effettivamente rilevate nell'area, considerando anche le segnalazioni pregresse. Dai risultati emersi complessivamente nella fase post operam emerge un sostanziale miglioramento della consistenza numerica dell'erpetofauna più in termini di abbondanze che in termini di numero di specie. Confrontando i risultati dei report ante e post operam, sembra si registri un calo nelle percentuali di presenza delle specie di anfibi nei siti campionati, ma in realtà questo andamento è solo apparente, legato all'aggiunta di alcuni siti durante il nuovo monitoraggio. Le aree di nuova realizzazione sono state subito colonizzate e impiegate come siti riproduttivi, come testimoniato dalla presenza di ovature di specie differenti. Pertanto si ritiene positiva l'azione intrapresa fino ad oggi, avendo migliorato l'habitat e mitigando gli effetti del disturbo antropico. Dallo studio emerge come la rete delle aree umide presenti nell'area del Parco possa fungere da bacino sorgente di specie anfibie.
4. Avifauna nidificante
Scopo del monitoraggio è stato quello di fornire una fotografia dell'avifauna nidificante, mettendone in luce valore e diversità, e soprattutto fornire l'opportunità di fare un raffronto tra i dati emersi dal monitoraggio ante operam del 2015 e quelli ottenuti con il monitoraggio successivo alla realizzazione delle opere (2019). Il territorio preso in considerazione dallo studio è costituito dall'area di intervento e dall'area estesa, che ricomprende il sito di intervento estendendosi poi a monte e a valle del medesimo per circa 1 Km. I punti di ascolto individuati sono stati 23, distribuiti nelle tre porzioni in cui è stata suddivisa l'area estesa. Oltre ai punti di ascolto, viste le non eccessive dimensioni dell'area di studio, sono stati implementati tre transetti, uno per ciascuna area, al fine di individuare eventuali presenze non rilevate durante il rilievo nei punti standardizzati. I rilevamenti sono stati eseguiti nel mese di giugno sia nel 2015 (ante operam) sia nel 2019 (post operam).
Nell'area vasta, successivamente agli interventi, sono state complessivamente censite 59 specie ornitiche contro le 55 censite nel 2015. Le specie di uccelli censite, in un ristretto intervallo di tempo e solo su una parte del parco, testimoniano di un territorio ancora in grado di ospitare una buona biodiversità. La gran parte delle specie censite possono comunque ritenersi comuni nel panorama ornitico regionale. E' emerso un gradiente di ricchezza specifica con andamento crescente lungo l'asse sud - nord. Da un confronto fra le tre aree in cui è stata suddivisa l'area estesa la porzione più settentrionale si è pertanto rivelata la più ricca, mentre l'area degli interventi si attesta su valori medi. Nel rilevamento post operam acquistano un peso significativo le specie legate alle zone umide, con l'arrivo di ben 9 nuove specie, in virtù della realizzazione dello stagno e della presenza delle vegetazione igrofila ad esso associata. Penalizzate sono invece le specie del comparto agricolo, in particolare con la scomparsa nel sito di quaglia e tortora selvatica.
Si può affermare che l'intervento in oggetto ha avuto un indubbio impatto positivo sulla biodiversità del Parco del Lura, confermando come interventi di messa in sicurezza del territorio possano essere anche l'occasione per contribuire alla salvaguardia dell'ambiente e all'incremento della biodiversità, utile per se stessa, ma anche per una fruizione consapevole da parte delle popolazioni locali.
5. Vegetazione del territorio fluviale
Per la caratterizzazione della vegetazione del territorio fluviale sono state indagate le comunità vegetali presenti lungo il corso d'acqua nel tratto ricompreso nell'area estesa; il monitoraggio nelle due fasi ante e post operam è stato portato avanti sia attraverso un inventario delle formazioni/tipologie di uso del suolo, che ha condotto alla "qualificazione" di ciascun tratto in termini di tipologie di uso del suolo e livello di naturalità, sia attraverso il rilievo delle caratteristiche floristiche delle cenosi presenti. I rilievi sono stati condotti nella tarda estate e nell'autunno del 2015 e ripetute nel 2019. Lungo tutto lo sviluppo del corso d'acqua le aree a ridosso del fiume sono risultate occupate da vegetazione arborea, si tratti di semplici filari lungo la sponda o di formazioni boschive che si estendono fino a diverse decine di metri dal corso d'acqua. Sono presenti quasi esclusivamente formazioni composte da robinia, specie esotica, con pochi, ma anche considerevoli per dimensioni, esemplari di farnia, pado, tiglio ed altre essenze autoctone, che si inframezzano tra il robinieto e i noccioleti abbandonati. La caratteristica principale delle formazioni vegetali presenti lungo il corridoio fluviale del Lura (prima degli interventi, anche nell'area tra Bregnano e Lomazzo) risulta la mancanza di specie tipiche degli ambienti ripari: delle diverse specie di ontani, salici, pioppi caratteristiche dei corsi d'acqua sono stati individuati praticamente solo pochi esemplari di pioppo nero di probabile origine antropica. La situazione può essere spiegata da una duplice motivazione: da una parte l'origine della formazione arborea, con il bosco di robinie che è cresciuto tra campi abbandonati e noccioleti, dall'altra la pressoché totale disconnessione dell'alveo attivo del corso d'acqua dal territorio circostante, dovuto allo sprofondamento dell'alveo per il fenomeno erosivo associato alla verticalizzazione/immobilizzazione delle sponde dovuta ai risezionamenti. Ciò ha determinato l'impossibilità per le specie igrofile arboree, così come per le arbustive e le erbacee, di trovare terreni intrisi d'acqua su cui svilupparsi. E' evidente come gli interventi di riqualificazione condotti in riva destra nell'area tra Bregnano e Lomazzo in occasione della realizzazione del progetto (per un dettaglio dei quali si rimanda al capitolo dedicato) abbiano determinato un netto miglioramento della naturalità delle formazioni vegetali sia nel corridoio fluviale sia nel territorio circostante; per contro, in tutto il resto del corso d'acqua prevalgono livelli di naturalità da scadente a sufficiente, con una significativa invarianza rispetto a quanto rilevato nell'ante operam. Viceversa, sono numerose le specie esotiche che hanno approfittato del corridoio fluviale per espandersi: oltre alla robinia, vanno segnalate il Sycios angulatus, distruttivo per le formazioni arboree, e varie altre specie a minore impatto (Humulus scandens, Impatiens balfouri e Persicaria virginiana).
6. Odonati
Grazie all'importante ruolo che gli odonati (libellule e damigelle) rivestono all'interno degli ecosistemi di aree umide, la caratterizzazione della comunità di questi insetti risulta utile per la valutazione del livello d'integrità degli habitat d'acqua dolce. Composizione e abbondanza della loro comunità risentono infatti non solo delle eventuali interferenze dirette (perdita di habitat, inquinamento) ma anche di quelle indirette, che ad esempio possono influire sull'abbondanza di molte altre specie di insetti dei quali le libellule si nutrono. Per l'analisi della comunità di odonati adulti sono state effettuate osservazioni durante diverse uscite nel periodo compreso tra maggio e settembre in ciascun anno di monitoraggio. Per la caratterizzazione delle specie presenti con popolazioni riproduttive nelle acque del torrente Lura, sono state considerate le larve catturate durante i campionamenti della fauna macrobentonica. Della lista di 17 specie segnalate nel 2005 nell'area del Parco del Lura, 13 sono state confermate in questo studio (8 già nel 2018, altre 5 nel 2019) pur con la circoscrizione dei monitoraggi all'area estesa del progetto, mentre se ne sono aggiunte altre 10 non segnalate in precedenza nel Parco. L'incremento significativo può essere ascritto a due fattori: in primis l'aumento dello sforzo di rilievo, con numerosi transetti, che ha ridotto il rischio di sottostimare la presenza di specie (come probabilmente avventuo in passato); in secondo luogo, ma non meno importante, la sicura capacità attrattiva che le nuove aree umide hanno per gli odonati, che comunque sono ottimi volatori e possono colonizzare abbastanza velocemente nuove aree che hanno le caratteristiche per essere sfruttate per l'alimentazione e/o la riproduzione. Futuri monitoraggi faranno probabilmente registrare un numero anche superiore di specie nell'area esaminata, una volta che gli interventi di rimboschimento e creazione di habitat ripari avranno raggiunto uno stato di maturità più consolidato.
7. Indice di Funzionalità Fluviale IFF (torrente Lura)
L'Indice di Funzionalità Fluviale (IFF) consente di esprimere la valutazione dello stato complessivo dell'ambiente fluviale e della sua funzionalità. La funzionalità di un fiume non riflette tanto la sua naturalità, quanto piuttosto un vasto insieme di fattori, quali l'efficienza degli scambi energetici tra le varie componenti dell'ecosistema, il grado di diversità ambientale, e quindi la presenza di numerosi microhabitat, la struttura della comunità dei macroinvertebrati e delle macrofite presenti nel fiume, l'efficienza del processo di demolizione del detrito. Il corso d'acqua è stato suddiviso in 16 tratti omogenei, numerati da valle verso monte, per ciascuno dei quali è stata compilata una scheda di rilevamento. La scheda permette di prendere in considerazione i seguenti aspetti:
  • lo stato del territorio circostante il corso d'acqua e la composizione, l'ampiezza e la continuità della vegetazione ripariale;
  • l'ampiezza dell'alveo bagnato relativamente all'alveo di morbida e la possibilità di esondazione dell'acqua del fiume;
  • la struttura dell'alveo, con l'individuazione delle condizioni che favoriscono la diversità ambientale, la capacità di autodepurazione, la creazione di habitat per la fauna ittica e macrobentonica;
  • le caratteristiche biologiche del fiume, attraverso l'analisi strutturale delle comunità di macroinvertebrati e macrofite e della composizione del detrito.
Dall'esame dei risultati ottenuti dall'applicazione dell'IFF nell'area estesa prima degli interventi si evidenzia come il Lura nel tratto esaminato si collocava, ad eccezione di una piccola percentuale, in valori compresi tra il livello di funzionalità mediocre e lo scadente, con una decisa prevalenza (47%) del giudizio mediocre. E' evidente come gli interventi di riqualificazione condotti nell'area di intervento abbiano determinato un miglioramento della funzionalità fluviale che, in prevalenza, passa dal IV al III livello di funzionalità (da Scadente a Mediocre); in tutto il resto del corso d'acqua si evidenzia una sostanziale invarianza rispetto a quanto rilevato nell'ante operam. Gli aspetti che maggiormente determinano la condizione di limitata funzionalità sono lo stato del territorio circostante, la vegetazione presente nella fascia perifluviale, l'erosione (con evidente o molto evidente incisione verticale) e l'alterazione della comunità macrobentonica.
8. Indice di Qualità Morfologica di Monitoraggio (torrente Lura)
Allo scopo di valutare la variazione nel tempo (prima e dopo gli interventi) della qualità morfologica del tratto del Lura interessato dalla realizzazione del progetto è stato utilizzato l'Indice di Qualità Morfologica di monitoraggio IQMm (disponibile sul sito dell'ISPRA). Il metodo prevede che vengano effettuate valutazioni sia sulla base di un'analisi della documentazione cartografica e fotografica (da telerilevamento), sia attraverso specifici rilievi in campo, sia ancora mediante il reperimento di informazioni da altre fonti. Il calcolo dell'indice si basa sull'integrazione di due componenti: la funzionalità geomorfologica, rilevata mediante l'osservazione delle forme e dei processi del corso d'acqua, e l'artificialità, definita sulla base di presenza, frequenza e continuità di opere o interventi antropici che possono avere effetti sui vari aspetti morfologici considerati. Il rilievo in campo è stato effettuato all'inizio dell'autunno sia nel 2015 sia nel 2019.
L'indice IQMm nel tratto considerato del corso d'acqua assumeva nel 2015 un valore complessivo di 0,86, che appare essere un valore elevato in senso assoluto (in una scala da 0 a 1, per quanto si tratti di un valore da utilizzare più per un confronto ante/post operam, mentre una valutazione assoluta dello stato richiede l'applicazione dell'indice IQM). Per quanto riguarda il post operam, il confronto col dato rilevato nel 2015 evidenzia un leggero peggioramento (pari al 6%), evidentemente dovuto agli interventi (cantieri di vasche e pedemontana) condotti nell'area estesa nel corso dell'intervallo di tempo considerato. Sempre nel 2019, considerando i valori calcolati per i sub-indici relativi alla Continuità alla Morfologia e alla Vegetazione, si evidenzia come i comparti più interessati dal decremento della qualità morfologica siano Morfologia e Vegetazione. Per questo ultimo comparto sono da considerare gli effetti della rimozione della vegetazione legnosa sulla riva destra del Lura per la realizzazione dell'argine delle vasche, che non sono ancora stati ammortizzati dagli interventi di ripristino della vegetazione arborea ed arbustiva fluviale, fisiologicamente ancora immaturi.
9. Qualità Fisico-chimica, chimica e microbiologica delle acque
Il quadro pregresso che emerge dall'analisi delle serie di dati disponibili per il tratto di Lura in esame, riportate nella "Relazione di inquadramento ecologico ambientale del Torrente Lura", documento B.10.00 del Progetto Esecutivo del Progetto di Laminazione delle Piene, è quello di un corso d'acqua fortemente alterato nella sua qualità chimica e microbiologica, tipico dei così detti "Corsi d'acqua dominati dagli scarichi", che vedono le loro caratteristiche determinate sostanzialmente solo dalla qualità degli apporti antropici. La tendenza registrata negli anni precedenti al progetto era quello di un miglioramento delle condizioni generali, soprattutto grazie agli interventi di miglioramento degli impianti di depurazione e degli scolmatori di piena, ma la situazione resta critica a causa della presenza di scarichi non autorizzati e per la scarsa portata naturale del torrente rispetto a quel che viene immesso dai depuratori. Queste condizioni fortemente alterate sono state confermate dalle analisi svolte durante tutta la durata del progetto, ma va sottolineato come non sia stato registrato alcun effetto peggiorativo sulla qualità delle acque da parte delle attività legate ai cantieri di realizzazione delle vasche e anzi si conferma la situazione di relativo generale miglioramento della qualità delle acque rispetto alle condizioni del decennio precedente, con migliori giudizi di qualità fisico-chimica e tendenza al miglioramento (pur nella conferma dello stato fortemente alterato) per i parametri chimici e microbiologici.
10. Ecotossicologia dei sedimenti fluviali
Al fine di valutare nel complesso l'effetto tossico dei contaminanti depositati a livello dei sedimenti del torrente Lura è stato adottato un approccio multiplo, basato sull'utilizzo di una batteria di saggi ecotossicologici e test sia acuti che cronici. I test di tossicità sono in grado di individuare non solo gli effetti di specifiche sostanze, su singoli individui o piccoli gruppi, ma anche l'effetto complessivo di tutte le sostanze presenti benché non ricercate a priori mostrando l'effetto sulle conseguenze sulla varietà e sulla numerosità della popolazione. Sono stati effettuati: test di fitotossicità su diverse specie vegetali, saggio di tossicità cronica con l'alga Pseudokirchneriella subcapitata, saggi di tossicità acuta e cronica con il crostaceo Daphnia magna, saggio di tossicità con il batterio bioluminescente Vibrio fischeri in fase solida. Sono state sottoposti ad analisi campioni di sedimenti prelevati da due aree fluviali, a monte e a valle dell'area di intervento prevista dal progetto di laminazione.
I saggi ecotossicologici applicati hanno evidenziato nell'ante operam assenza di tossicità per i due campioni di sedimenti raccolti nel Lura, a monte e a valle dell'area di intervento, per la quasi totalità degli organismi utilizzati. I saggi di fitotossicità hanno mostrato fenomeni di biostimolazione, che potrebbe essere attribuita alla presenza di nutrienti favorenti la germinazione e la crescita degli organismi test. I saggi di tossicità impiegati hanno confermato anche nel post operam, nel complesso, l'assenza di effetti imputabili a fenomeni di tossicità nei confronti della maggior parte degli indicatori che costituiscono la batteria, indicando che lo stato ecotossicologico dei sedimenti è rimasto analogo a quello del monitoraggio ante operam.
11. Macrofite fluviali
Le macrofite costituiscono un gruppo di organismi vegetali che, nel fiume, si insediano sia nel canale principale sia nelle porzioni acquatiche delle aree riparie; esse comprendono organismi vegetali riferibili a diversi gruppi tassonomici e sono definite come complesso di organismi di dimensioni macroscopiche e rilevabili ad occhio nudo. Molteplici parametri ambientali influenzano lo sviluppo delle comunità macrofitiche, che rispondono ai disturbi con variazioni nella loro composizione tassonomica ed abbondanza; ciò rende possibile quindi che una certa perturbazione, oppure determinate condizioni ambientali, possano essere rilevate tramite l'analisi della composizione e della struttura di tale comunità (formalizzata tramite l'applicazione di indici di sintesi). In applicazione della Direttiva 2000/60/CE l'Italia ha adottato l'Indice Biologique Macrophytique en Rivière (IBMR) attraverso la definizione dell'IBMR_RQE (Minciardi et al., 2009), quale indice macrofitico nazionale per la valutazione dello Stato Ecologico dei corsi d'acqua. I campionamenti sono stati effettuati a inizio ottobre, ossia in corrispondenza di un periodo in cui è ancora in corso la stagione di massimo sviluppo vegetativo delle piante. I rilievi eseguiti sono stati realizzati secondo le procedure descritte dal protocollo nazionale ISPRA (2014).
Considerando il complesso dei rilievi effettuati nelle fasi ante operam, "in corso d'opera" e post operam, si evidenzia la costanza del valore dell'IBMR_RQE, stabilmente attestato nella classe "scarso", per la dominanza di gruppi sistematici (sia di alghe sia di muschi) tolleranti livelli di trofia (caratteristica dipendente da concentrazione di nutrienti in acqua, ombreggiamento dell'alveo, idrologia locale) elevati/molto elevati. Questa povertà di specie va interpretata come un indicare della banalizzazione di alcuni aspetti dell'ecosistema fluviale (come ad esempio la morfologia e l'idrologia) oltre che di elevate concentrazioni di sostanze nutrienti di origine antropica (fognature, agricoltura). D'altro canto, è possibile evidenziare un trend che porta la comunità macrofitica verso una maggiore diversificazione, testimoniato sia da un aumento del numero dei taxa complessivamente presenti lungo il Lura che passa dai 9 a 16 taxa (passando da ante operam a post operam) sia dalla significativa maggiore presenza di taxa di angiosperme, da ascrivere al miglioramento della morfologia intervenuto in corrispondenza di alcuni tratti del Lura nell'area di intervento. Il rinvenimento di alcune specie proprie di corsi d'acqua in condizioni migliori può essere letto come un indicatore della capacità intrinseca del corso d'acqua di ospitare comunità più ricche, probabilmente anche grazie a tratti del corso d'acqua più a monte che, trovandosi in migliori condizioni qualitative, possono fungere da sorgenti di biodiversità per l'intero Lura.
12. Macroinvertebrati bentonici fluviali
Per convenzione, il termine "macroinvertebrati" fa riferimento alla fauna a invertebrati acquatici trattenuta da una rete con apertura di maglia pari a 0,5 mm. Ambienti fluviali di buona qualità sono in genere caratterizzati da comunità di organismi complesse, ricche di biodiversità, mentre l'alterazione degli equilibri di un ecosistema, sia per cause naturali che antropiche, può causare squilibri tali da portare alla scomparsa delle specie più esigenti e sensibili e all'insediamento di altre più tolleranti. La struttura delle comunità viene così alterata in modo più o meno irreversibile, in base all'entità e alla durata della perturbazione. Per la valutazione dello stato ecologico dei corsi d'acqua guadabili sulla base delle comunità macrobentoniche, ai sensi della Direttiva Quadro, è stata designata dal Ministero dell'Ambiente una metodica denominata "Intercalibration Common Metric Index" (STAR_ICMi), un indice basato ciò sull'integrazione di diversi indici che descrivono diversi aspetti della comunità di invertebrati: composizione, abbondanze, tolleranza all'inquinamento. In occasione della prima campagna di campionamenti, svoltasi nell'autunno del 2015, i macroinvertebrati bentonici sono stati raccolte nelle stazioni site rispettivamente a monte e a valle dell'area di intervento, alle quali si sono aggiunte, nel post operam, stazioni nel tratto sotteso all'opera di presa del canale che attraversa le vasche (denominato Luretta) e sulla Luretta stessa.
In entrambe le stazioni di campionamento indagate sul fiume Lura sono state rinvenute, nell'ante operam, comunità di invertebrati acquatici molto povere e caratterizzate dalla dominanza di gruppi tolleranti. Il risultato dell'applicazione del metodo STAR_ICMi è un giudizio Scarso per entrambe le stazioni di campionamento. I giudizi relativi alle indagini pregresse, che avevano sempre restituito un giudizio Scarso, confermano la presenza di una sostanziale stabilità nelle condizioni della comunità macrobentonica, che si presenta fortemente depauperata in tutto il tratto di corso d'acqua compreso nell'area estesa. Con il monitoraggio post operam è stato possibile osservare un limitato ma chiaro miglioramento procedendo dalla stazione a monte delle vasche verso quella a valle. Il poco tempo trascorso dalla chiusura dei cantieri e dall'attivazione del sistema idraulico Lura-Luretta-Vasche non permette ancora di trarre conclusioni definitive sull'effetto della vasca di fitodepurazione sulla qualità ecologica del Lura, ma è innegabile che un ulteriore miglioramento della qualità chimica del corso d'acqua sarebbe condizione fondamentale per una più decisa ripresa delle comunità animali acquatiche come gli invertebrati e quindi un innalzamento dello stato qualitativo delle componenti biologiche del corso d'acqua.

13. Fauna ittica
Lo studio dei pesci è stato finalizzato ad un'indagine comparativa ante/post operam nelle località oggetto di interventi per la realizzazione delle aree di laminazione. La distribuzione delle singole specie ittiche presenti in un fiume è fortemente influenzata dalle caratteristiche idro-morfologiche del corso d'acqua e dagli aspetti fisico-chimici e biologici delle acque. Per comprendere meglio come tale interazione possa spiegare la presenza della fauna ittica occorre, tuttavia, considerare che le ittiocenosi autoctone delle acque interne italiane, torrente Lura compreso, hanno subito negli anni un progressivo degrado per cause come inquinamento, alterazioni fisiche del regime fluviale e dell'habitat e introduzione di specie esotiche, una delle più importanti cause di degrado degli ecosistemi acquatici. Lo studio dell'ittiofauna nell'area di progetto, lungo il torrente Lura, è stato effettuato su tre stazioni di campionamento, comprese tra il Comune di Lomazzo e il Comune di Rovello Porro. È stato applicato il protocollo di campionamento e analisi della fauna ittica dei corsi d'acqua guadabili (ISPRA, 2014). Sono state individuate stazioni a monte e a valle dell'area di progetto in modo da caratterizzare l'intero tratto del corso d'acqua. Per caratterizzare le comunità ittiche del torrente Lura sono state reperite informazioni attraverso osservazioni dirette su campioni prelevati mediante elettropesca e confronto degli stessi con dati ittici e studi pregressi.
A seguito dei dati raccolti in entrambi gli anni di monitoraggio, appare evidente una situazione non ottimale per la fauna ittica in quanto sia le condizioni idro-qualitative sia, in alcuni tratti, le condizioni morfologiche fluviali risultano compromesse. Le indagini condotte sulla fauna ittica nel 2019 hanno evidenziato sia a monte sia a valle degli interventi di laminazione del torrente una comunità quasi esclusivamente costituita da specie autoctone. Andando da monte verso valle si evidenzia una riduzione in numero di specie presenti a causa dello scadimento morfologico-qualitativo del corso d'acqua. Tuttavia le specie più adattabili risultano distribuite sull'intera asta fluviale anche se, in alcuni tratti, sono presenti con pochi individui a testimonianza della presenza di fauna ittica ma con una popolazione destrutturata e in difficoltà. Pertanto ci si discosta notevolmente dalla comunità ittica attesa in quest'area, conferendo al torrente uno stato ecologico delle comunità ittiche, nel tratto di progetto, di livello Scarso sia nell'ante sia nel post operam. Sulla base di quanto emerso e dei risultati dei campionamenti, è quindi possibile affermare che la derivazione per la laminazione controllata delle piene del torrente Lura ha avuto un effetto ininfluente sulla comunità ittica. Tutti i dati disponibili concordano nel definire il torrente Lura un ecosistema estremamente compromesso da una serie di fattori di origine antropica, ma che dimostra, comunque, di possedere una notevole potenzialità biologica. Infatti non manca di esprimersi positivamente, con un'articolata comunità ittica, ogni qualvolta si verificano miglioramenti, anche lievi, delle condizioni ambientali, soprattutto in termini di diversificazione dell'habitat, anche se in aree ristrette spazialmente o anche solo per un breve periodo di tempo.

14. Qualità degli Habitat fluviali e condizioni idromorfologiche locali
La valutazione delle caratteristiche degli habitat e delle condizioni idromorfologiche locali del torrente è realizzata sulla base della raccolta di informazioni (scala locale: tratto di 500 m) relative a diversi aspetti del corso d'acqua: substrato, vegetazione nel canale e detrito organico, caratteristiche di erosione/deposito, flussi, continuità longitudinale, struttura e modificazione delle sponde, tipi di vegetazione/struttura delle sponde e dei territori adiacenti, uso del suolo adiacente al corso d'acqua e caratteristiche associate. Un possibile metodo di raccolta e schematizzazione delle suddette informazioni, secondo la norma italiana, è il metodo CARAVAGGIO. Sulla base dei dati raccolti con questa metodologia è possibile definire lo stato di qualità dell'habitat (sintetizzato in un Indice di Qualità dell'Habitat, IQH, previsto dalla normativa italiana). I giudizi espressi dagli indici derivati dal metodo CARAVAGGIO delineavano, già dal monitoraggio ante operam, una situazione discreta per ciò che riguarda gli habitat fluviali nel segmento di Lura incluso nell'area di intervento. Infatti, il tratto di Lura esaminato presentava un buon livello di naturalità morfologica. Interventi antropici erano presenti ma contenuti, mentre mancavano elementi artificiali importanti, ad eccezione del ponte pedonale presente a valle dell'ultimo transetto nel tratto di valle.
I diversi interventi realizzati nell'ambito del progetto di laminazione e ripristino hanno influito sia sul corridoio fluviale, sia sul territorio circostante, con evidenti ricadute dirette ed indirette sugli habitat fluviali. Queste ricadute non sono state di segno omogeneo sui diversi sub-indici che compongono l'IQH (indice globale di qualità degli habitat): la diminuzione della portata nel tratto sotteso ha ad esempio modificato l'assetto dei mesohabitat, e quindi in parte dei microhabitat, presenti nel corso d'acqua, mentre al miglioramento delle condizioni d'uso del suolo ha fatto da contraltare un aumento del livello di artificializzazione. Si evidenzia comunque il mantenimento dello stato Elevato riscontrato nell'ante operam, pur con una diminuzione in valore assoluto.

15. Gli interventi di miglioramento della vegetazione
Le comunità vegetali ripristinate e riqualificate nell'ambito del progetto di laminazione e riqualificazione ambientale dell'area tra Bregnano e Lomazzo sono state monitorate sia durante le indagini condotte in corso d'opera sia durante i rilievi post operam. Ciò allo scopo di monitorare gli eventuali impatti (previsti e imprevisti) e rilevare le alterazioni ambientali eventualmente manifestatesi, oltre a indirizzare le scelte di realizzazione del progetto per ottimizzare l'efficacia degli interventi, minimizzando gli impatti e massimizzando il miglioramento ambientale. Gli interventi di ricostruzione hanno interessato ambiti non acquatici (formazioni boschive, prative, arbustive e filari) e ambiti acquatici (formazioni vegetali di zone umide); gli interventi di riqualificazione hanno interessato comunità vegetali arboreo/arbustive, a connotazione ripariale (lungo i corsi d'acqua) o non ripariale.
Le indagini sono state portate avanti attraverso lo svolgimento di periodici sopralluoghi condotti a cadenza bimestrale durante la stagione vegetativa dal 2016 al 2019. Durante i sopralluoghi periodici sono state valutate: la corretta corrispondenza tra gli esemplari d'impianto e le specie previste da progetto, l'efficienza dell'impianto in termini di attecchimento degli esemplari e, infine, l'evoluzione delle cenosi presenti sia nell'area di cantiere sia nelle porzioni contigue, con particolare riferimento all'ingressione ed allo sviluppo di specie esotiche invasive.
Da quanto emerso dai rilievi, il complesso degli interventi realizzati ha permesso la creazione di formazioni caratteristiche dell'area geografica in cui si trova il Parco del Lura, incrementando significativamente la diversità a scala di area vasta. La minaccia di maggiore rilievo per le formazioni obiettivo deriva dalla veloce ed imponente colonizzazione che può verificarsi da parte delle specie esotiche invasive, laddove non accuratamente e puntualmente gestite. In particolare, risulta preoccupante l'aumento della copertura di zucca matta (Sicyos angulatus) lungo il corso d'acqua, e in alcune aree boscate quella di Persicaria virginiana.
16. Considerazioni finali e piano di monitoraggio a lungo termine