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Giuditta Pasta, Casta diva

Un teatro a Saronno e la sublime cantante lirica dell'800

Purtoppo nel XIX secolo non esistevano ancora i grammofoni, sicché la sublime voce mezzo soprano di Giuditta Pasta non è giunta sino a noi. Ma le lodi, la fama, la bellezza e l'umanità dell'artista, questo sì. Ed ella fu nativa di Saronno (1797) da genitori residenti a Lomazzo (aveva per cognome Negri, d'origine valtellinese, ma passò alla storia con quello del consorte); ebbe residenza nel comasco anche se peregrinò per il mondo e calpestò i palcoscenici dei più importanti teatri lirici del suo tempo, cominciando dalla Scala.

La ricordiamo qui, perché territorio e memoria sono tutt'uno e non si comprende fino in fondo la geografia se non si studia la storia e i suoi protagonisti.

Vincenzo Bellini modellò la sua Norma sulla personalità musicale della Pasta ed ella plasmò la celeberrima aria "Casta Diva" sul proprio timbro musicale. Donizzetti le calzò la veste della sua Anna Bolena. Amata da Rossini (Otello, Tancredi, Semiramide...), Donizzetti, decantata da Stendhal, fu la diva dell'Ottocento, così come si può dire lo fu la Callas nel Novecento. 

A lei il Comune di Saronno ha dedicato dal 1990 un teatro ad un passo dal Santuario, un importante palcoscenico che ospita in ogni stagione le migliori opere in cartellone sia in musica che in drammaturgia, riferimento stabile per chi, nel territorio della valle Lura, cerca un serata all'insegna della cultura o della buona musica.  

 

Giuditta Pasta in
Giuditta Pasta in "Norma" di Bellini
(foto di da web)